Un caffè con Tatawelo

Spread the love

Quella del caffè è una delle filiere più sporche che esistano: schiavitù, miseria e povertà da centinaia di anni la fanno da padrone. Ancora oggi. come in epoca coloniale, il destino di piccoli agricoltori, braccianti e contadini è drammatico: l’espropriazione delle terre, i metodi di coltivazione sempre più intensivi, l’irrorazione dei campi con agenti chimici, pesticidi e fertilizzanti, il monopolio della produzione, trasformazione e distribuzione in mano a poche multinazionali fanno sì che lo sfruttamento e i maltrattamenti siano tutt’ora prassi tristemente accettata.

Anche perché a deciderne il prezzo della materia prima non sono le comunità di coltivatori ma le fluttuazioni delle borse mondiali. Proprio così: il caffè è tra i prodotti più scambiati in borsa, in balia dell’andamento del mercato e della speculazione finanziaria. Questo significa repentine oscillazioni del prezzo e costi della manodopera estremamente bassi. Tanto che alla fine, complici i molti intermediari, il produttore guadagna solo il 3 per cento del prezzo finale per un chilogrammo di caffè, quando va bene.

Per tutti questi motivi il caffè è stato il primo prodotto ad essere certificato come prodotto equo e solidale e tutt’oggi è uno dei simboli della sfida al mercato globale.

Tagliando i vari passaggi della filiera, il commercio solidale riesce a riconoscere al produttore ben il 47 per cento, assicurando al contempo al consumatore maggiore qualità. Proprio così. Il caffè equosolidale arriva infatti da coltivazioni biologiche e attente all’ambiente e, nel caso del decaffeinato, utilizza per il processo di estrazione della caffeina un metodo a vapore acqueo, senza solventi.

Leggi il resto qui

 

http://www.vivicomemangi.it/tatawelo-caffe-avvicina-lo-lo-beve/

Precedente Un caffè per capire i bitcoin Successivo Un caffè per non dimenticare che dietro la Terra dei fuochi ci sono vite umane strappate ad una esistenza dignitosa