Un caffè per far conoscere il pomodoro di Pachino e le anomalie della sua commercializzazione

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Pochi sanno che il pomodoro di Pachino è un pomodoro IGP selezionato da una società italiana partecipata da una compagnia sementifera israeliana.
Il pomodoro Pachino originale arriva al supermercato ad un prezzo ingiustificato. Questo servizio ci spiega perchè.
Speriamo che, al tempo di Internet, i siciliani riescano a far accorciare la filiera di commercializzazione che stritola i produttori e rischia di far perdere questo incredibile prodotto della nostra bellissima Italia.

Nella zona di Pachino (in particolare le varianti note come “ciliegino” e quella “a grappolo”): le coltivazioni di pomodori risalgono al 1925,[4] ma si trattava di normali pomodori da insalata dalle dimensioni ordinarie e variabili. Negli anni ’50 le coltivazioni iniziarono a usare delle tecniche di forzatura e di difesa della coltura allo stato primordiale. Agli inizi degli anni ’60 si assistette alla nascita delle prime serre realizzate con capanne di canna comune e ricoperte con film di polietilene. In quegli anni si coltivavano prevalentemente pomodori a frutto grosso. [5]

È nel 1989 che un’azienda israeliana produttrice di sementi, la HaZera Genetics, agendo tramite la società controllata “Cois 94 spa” produsse in quell’area della Sicilia due nuove varietà dette Noemi e Rita, quest’ultima “a grappolo”.[6] I semi sono ibridi F1, come tanti altri semi frutto della ricerca scientifica delle aziende sementiere sviluppati negli ultimi decenni.

La prima accoglienza della nuova variante fu di diffidenza, ma poco a poco essa si affermò ed ebbe un notevole successo. Poiché il territorio agricolo di Pachino e dintorni è particolarmente adatto alla coltivazione di questa variante, essa ha assunto il nome commerciale di “pomodoro di Pachino”.[6] Da tenere presente che il primo seme denominato Noemi non è più in produzione da tempo, soppiantato da altre varianti che nel frattempo sono state da esso derivate.[6]

È importante osservare che le varianti Noemi e Rita, e le successive varianti migliorative, oggi coltivate a Pachino e dintorni, sono state ottenute con la cosiddetta tecnica selettiva MAS[7] (MAS è l’acronimo di Marker Assisted Selection, cioè selezione assistita da un marcatore. Essa parte dal classico incrocio tra piante con caratteristiche diverse al fine di produrre gli effetti sperati sulla generazione successiva: la verifica dei risultati desiderati, tuttavia, viene fatta con un’analisi genetica sulle piante figlie, senza dover attendere la crescita delle piante e la maturazione dei frutti; questo permette una notevole velocizzazione del processo di selezione artificiale[8]).

La registrazione IGP del “pomodoro di Pachino” garantisce il consumatore che con tale nome sia possibile commercializzare solo quel tipo di pomodori, coltivati nella zona geografica indicata dall’IGP, e con particolari tecniche e modalità di coltivazione.

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