Un caffè con Don Ciotti

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Oggi vogliamo prendere un caffè con Don Ciotti. Ascoltiamo in pochi minuti un grande italiano.

 

 

Pio Luigi Ciotti nacque il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (Belluno). La famiglia tuttavia, in cerca di lavoro, si trasferì a Torino già nel 1950, dove vissero nelle baracche dei cantieri operai per la costruzione del nascente Politecnico di Corso Duca degli Abruzzi, nel quartiere Crocetta[1]. Finite le scuole dell’obbligo, prese poi un diploma da radiotecnico e, nel frattempo, frequentò assiduamente i gruppi parrocchiali della Crocetta. Insieme a loro, nel 1965 fondò a sua volta un gruppo, con l’obiettivo di aiutare i disadattati e i drogati per strada, e che due anni dopo prenderà il nome di Gruppo Abele. Fra le sue prime attività, un progetto educativo negli istituti di pena minorili e la nascita di alcune comunità per adolescenti alternative al carcere.

L’interesse di Luigi Ciotti per gli ultimi attirò l’attenzione del cardinale torinese Michele Pellegrino, noto per le sue attività pastorali dedicate agli emarginati. Il cardinale sostenne l’attività e nel frattempo, Luigi Ciotti entrò in seminario a Rivoli (TO) dove, nel novembre del 1972, venne ordinato sacerdote dallo stesso Pellegrino che, come parrocchia, gli affidò la strada[2], luogo – specifica – non di insegnamento ma di apprendimento e incontro con le domande e i bisogni più profondi della gente. Proprio sulla strada, nel 1973, il Gruppo inaugura il “Centro Droga” di Via Verdi, un luogo di accoglienza e ascolto per i primi giovani con problemi di tossicodipendenza. È un’esperienza allora unica in Italia, cui seguirà l’apertura di alcune comunità.

In quegli stessi anni, all’accoglienza delle persone in difficoltà, l’Associazione cominciò ad affiancare l’impegno culturale – con un centro studi, una casa editrice e l’“Università della strada” – e, in senso lato, “politico” – con mobilitazioni come quella che nel 1975 portò alla prima legge italiana non repressiva sull’uso di droghe, la 685 – per costruire diritti e giustizia sociale.

Il Gruppo Abele non si occupa solo di droga, ma sviluppa proposte per affrontare il disagio sociale nel modo più ampio possibile. Dai servizi a bassa soglia alle comunità, dagli spazi di ascolto all’attenzione per le varie forme di dipendenza – nuove droghe, alcool, gioco d’azzardo, “consumi” in senso lato – dall’aiuto alle vittime di tratta e alle donne prostituite – con l’unità di strada, il numero verde, il supporto legale – alle iniziative per l’integrazione delle persone migranti, come l’“educativa di strada” per gli adolescenti stranieri. E ancora attività di ricerca, una biblioteca, riviste tematiche, e percorsi educativi rivolti a giovani, operatori sociali e famiglie; come pure l’attività di mediazione dei conflitti e sostegno alle vittime di reato. Infine, un consorzio di cooperative sociali per dare lavoro a persone con percorsi difficili, eredità delle botteghe e dei laboratori professionali aperti già negli anni settanta.

A partire dal 1979 il Gruppo si apre anche alla cooperazione internazionale, con un primo progetto in Vietnam, cui ne seguiranno altri in Sud America e Costa d’Avorio, quest’ultimo tuttora in corso.

Convinto che solo il “noi” possa essere protagonista di un vero cambiamento sociale, nel 1982 don Ciotti contribuisce alla nascita del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA), presiedendolo per dieci anni, e nel 1986 partecipa alla fondazione della Lega italiana per la lotta contro l’AIDS (LILA) per la difesa dei diritti delle persone sieropositive, della quale pure sarà presidente.

Don Luigi Ciotti nel 2009

Negli anni novanta l’impegno di don Ciotti si allarga al contrasto alla criminalità organizzata. Dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio dell’estate del 1992, fonda il mensile Narcomafie – di cui sarà a lungo direttore – e nel 1995 il coordinamento di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, oggi punto di riferimento per oltre 1.600 realtà nazionali e internazionali (fra cui diverse sigle del mondo dell’associazionismo, della scuola, della cooperazione e del sindacato). Nel 1996 Libera promuove la raccolta di oltre un milione di firme per l’approvazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati, e nel 2010 una seconda grande campagna nazionale contro la corruzione.

Obiettivo di Libera è alimentare quel cambiamento etico, sociale, culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare. A questo servono i percorsi educativi in collaborazione con 4.500 scuole e numerose facoltà universitarie; le cooperative sociali sui beni confiscati con i loro prodotti dal gusto di legalità e responsabilità; il sostegno concreto ai familiari delle vittime e la mobilitazione annuale del 21 marzo, “Giornata della memoria e dell’impegno”; l’investimento sulla ricerca e l’informazione, attraverso l’Osservatorio “LiberaInformazione”; l’attenzione alla dimensione internazionale, con la rete di Flare – freedom, legality and rights in Europe.

Nel gennaio 2013 le associazioni che presiede (Libera e Gruppo Abele) avviano la campagna online di Riparte il futuro, che ha permesso la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale in tema di voto di scambio politico – mafioso il 16 aprile 2014.

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