Un caffè contro la disinformazione strumentale. Nessun assedio ai caf pugliesi

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É veramente vergognoso avere una stampa libera che però ha un guinzaglio liquido fatto da ideologie e interessi di parte.

Come si può vivere in un Paese dove chi dovrebbe tutelare i cittadini dalle malefatte dei politici si prodiga così tanto per diffondere notizie false per difendere i politici che hanno perso le elezioni?

Il sito di fact checking “Valigia Blu” ha fatto una bell’articolo che illustra quello che è accaduto. Speriamo che questi veri giornalisti, come quelli di fan page che hanno smascherato i politici corrotti campani, sostituiscano quegli stipendiati pennivendoli che dovrebbero essere puniti dall’ordine dei giornalisti.

Qui sotto qualche passaggio illuminante dell’inchiesta.

Contattato da Valigia Blu, l’autore dell’articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno, Mino Ciocia, ha detto che «a rivolgersi ai Caf non saranno stata più di 20 persone in condizioni economiche critiche e di non elevato livello culturale, che probabilmente avranno confuso il provvedimento proposto dai 5 Stelle con il Reddito di Inclusione». Ciocia ha spiegato anche di aver intercettato la notizia tramite un Caf locale (senza voler precisare quale nello specifico) e di aver verificato l’accaduto contattando altri Centri di Assistenza Fiscale e il Comune. Sempre a Valigia Blu, Nicola Massari (altra persona intervistata nell’articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno), del Caf Italia di Giovinazzo, ha raccontato che al suo ufficio «si sono presentati una quindicina di cittadini, per lo più giovani, più 3 o 4 persone sposate, che hanno di recente perso il posto di lavoro». Si tratta, ha aggiunto Massari, di persone di non alto livello di scolarizzazione già conosciute dal Caf. Più che suscitare ilarità o strumentalizzazioni politiche, tutta questa storia avrebbe dovuto, dunque, farci riflettere sulle condizioni di persone in situazioni di quasi indigenza e far parlare della difficoltà a gestire e processare correttamente le informazioni e le notizie. Era il caso di farne una notizia? Era il caso di raccontarla in questo modo, scatenando tra l’altro dileggio e denigrazione? È da notare che anche diversi giornalisti hanno contribuito a diffondere la “notizia”, tra questi anche chi, come Gianni Riotta, in Europa si occupa di lotta alle fake news e che qui in Italia però diffonde “notizie” come questa, usando una foto di una fila al Caf come se fosse riferita ai fatti di Giovinazzo e Bari, ma da nessuna parte si evince che quella specifica foto sia delle presunte code per la richiesta dei moduli del reddito di cittadinanza. Si tratta, invece, di una foto di repertorio, utilizzata nel 2014 dal sito ultimenotizieflash.com in un articolo che parlava di file ai Caf per la scadenza della mini Imu. Anche Massimo Gramellini e Mattia Feltri questa mattina nelle loro rubriche hanno preso per buona la notizia parlando rispettivamente di uffici del sud subissati di richieste e di giovani in fila ai Caf di Sicilia e Puglia per compilare i moduli, mentre, come c’è stato segnalato su Twitter, Francesca Fornario su Il Fatto Quotidiano ha parlato di bufala totale “messa in giro da un esponente del Pd e da un sindacalista che faceva propaganda per il Sì al referendum di Renzi”. Si tratterebbe di “Franco Lacarra, delegato welfare del Pd barese e dirigente del comune governato dal sindaco (renziano) Antonio Decaro”. Ma, stando a quanto da noi appurato, la notizia è partita dall’articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno su Giovinazzo, e Lacarra, responsabile di Porta Futuro a Bari, è intervenuto solo in secondo momento parlando di “una cinquantina di persone, ma non di folle oceaniche”, come riportato anche dal Corriere del Mezzogiorno. Inoltre, Porta Futuro è intervenuta ieri sera, come scritto in precedenza, per ridimensionare l’accaduto.

fonte: https://www.valigiablu.it/reddito-cittadinanza-caf-bari/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

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