Un caffè per ricordare Aldo Moro

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Aldo Romeo Luigi Moro noto semplicemente come Aldo Moro (Maglie23 settembre1916 – Roma9 maggio 1978) è stato un politicoaccademico e giurista italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.

Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959). Fu più volte ministro; come presidente del Consiglio guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-68), promuovendo nel periodo 1974-76 la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista Italiano[1]. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse[1].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel settembre del 1942, quando la sconfitta del regime fascista era ancora di là da venire, Aldo Moro cominciò a incontrarsi clandestinamente con altri esponenti del movimento cattolico nell’abitazione di Giorgio Enrico Falck, noto imprenditore milanese; tra gli altri, erano presenti Alcide De GasperiMario ScelbaAttilio PiccioniGiovanni Gronchi, provenienti dal disciolto Partito Popolare Italiano di Don SturzoGiulio Andreotti dell’Azione CattolicaAmintore FanfaniGiuseppe Dossetti e Paolo Emilio Taviani della FUCI. Il 19 marzo 1943, il gruppo si riunì a Roma, in casa di Giuseppe Spataro, per discutere e approvare il documento, redatto da De Gasperi, “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana“, considerato l’atto di fondazione ufficiale della Democrazia Cristiana[4].

Nel nuovo partito, Moro mostrò subito la sua tendenza democratico-sociale, aderendo alla componente dossettiana, considerata comunemente la “sinistra DC”. Nel 1945 divenne direttore della rivista Studium e fu eletto presidente del Movimento ecclesiale di impegno culturale, indicato con l’acronimo MEIC ed erede del “Movimento laureati di azione cattolica”, che era stato fondato nel 1932 da Igino Righetti.

Nel 1946, Moro divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, dove entrò a far parte della commissione che si occupò di redigere la Carta costituzionale[5]. Eletto deputato al parlamento nelle elezioni del 1948, fu nominato sottosegretario agli esteri nel gabinetto De Gasperi (23 maggio 1948 – 27 gennaio 1950). Dopo il ritiro di Dossetti dalla scena politica (1952), Moro, insieme a SegniColomboRumor e altri, costituì la corrente democristiana Iniziativa democratica, sotto la leadership di Fanfani.

Nel 1953 fu rieletto alla Camera, ove ricoprì la carica di presidente del gruppo parlamentare democristiano. Nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni I e l’anno dopo risultò tra i primi eletti nel consiglio nazionale del partito, durante il VI congresso nazionale della DC. Ministro della Pubblica Istruzione nei due anni successivi (governi Zoli e Fanfani), introdusse lo studio dell’educazione civica nelle scuole.[6][7][8]

 

 

 

 

 

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